Oggi l’Ufficio sinistri, rappresentato dal Dott. Andrea Carafassi, è stato invitato al Convegno “Lo Studio Professionale, il valore dell’organizzazione”. Di seguito il testo dell’intervento del collega e sui social alcune foto dell’evento.
Vent’anni fa parlare di rischi professionali era, da un punto di vista assicurativo, come leggere i fondi del caffè. Una teoria di ipotesi basata sul nulla anche perché, pur esistendo una tariffa e delle norme dettate dall’ANIA nessuno chiedeva, intermediari e loro assicurati, delle coperture assicurative.
Gli unici professionisti, del settore legale, interessati erano quelli che per ragioni di lavoro entravano in contatto con assistiti esteri che potevano chiedere loro lumi/delucidazioni in merito alla posizione assicurativa. Andare dall’avvocato era ancora, come illustrato dal Manzoni, un approccio modello Azzeccagarbugli/Lorenzo Tramaglino.
L’avvocato, inteso come si vedeva in certi film anglosassoni o americani, era distante anni luce dai nostri abituali cliché. Solo il comparto medico iniziava, ma fino ad un certo punto, a cogliere una certa necessità di coperture assicurative a fronte di un coinvolgimento nelle richieste di risarcimento. Erano gli anni in cui se si manifestavano “increspature” con gli assistiti che magari chiedevano ad altri legali informazioni interveniva un cordone relazionale e di solidarietà professionale volto a “lenire e sedare”.
Il prestigio dovuto dalla qualifica professionale iniziò ad andare in crisi per varie ragioni: un numero sempre più elevato di avvocati che cercavano affermazioni non cercando accomodamenti facili, una cultura di massa che si andava modificando a livello di consapevolezza dei propri diritti o presunti tali. Cessava così uno status quo poco bellicoso e si entrava in un atteggiamento emotivamente meno conciliante. Anche la sola e lenta consapevolezza metabolizzata della possibilità di adire a vie legali per una separazione o per una causa di lavoro da parte più del potenziale bacino di utenti che della classe forense stessa portò sia ad una maggiore familiarità con l’uso di rivolgersi ad un legale che, di contro, a reazioni negative contro il legale che non aveva fatto il suo dovere professionale.
Ecco la fine dell’avvocato tuttologo e l’arrivo di figure professionali meglio definite con precise profilazioni. Resiste ancora il professionista “indipendente” ma emergono strutture dove più professionisti si associano per meglio gestire gli assistiti. È in questo contesto che la domanda di assicurabilità inizia ad incrementarsi, non ancora a livello dei paesi più avanzati ma qualcosa inizia a vedersi. La svolta epocale con l’enunciazione dei principi è la legge 247 del 2012, da questa data in poi arrivano una serie di norme ed obblighi comportamentali che iniziano a portare un po’ di ordine. Pensiamo agli obblighi formativi, ai doveri di una adeguata informazione ai propri clienti, all’assolvimento dei doveri contributivi nei confronti dell’Ordine per arrivare all’obbligo di avere una polizza di rc professionale. Detto così sembrerebbero delle misure scontate e in molti possono ritenerle quasi superflue, in realtà non è così.
Ordini ed Associazioni hanno svolto e stanno svolgendo un’importante opera di “apostolato” al fine di sensibilizzare gli iscritti molti dei quali, non si sa perché, si ritengono legibus soluti. Per dare uno spessore al lavoro di creazione di una cultura comune agli appartamenti all’Ordine servono e saranno necessari impegni notevoli, basti pensare che durante il periodo pandemico molti iscritti all’Ordine disdettarono le loro coperture assicurative (obbligatorie per l’esercizio della professione) per la semplice ragione che restando a casa la loro utilità era ridotta se non nulla!
Non parliamo dell’atteggiamento verso l’ambito assicurativo che viene visto come inutile e sgradevole balzello, anche importanti Studi Legali “si adeguano” acquistando qualcosa al miglior prezzo; in alcuni casi si comprano polizze di Compagnie inesistenti, fallite o domiciliate in improbabili paesi esotici.
Ma c’è una buona notizia, oltre al lavoro degli Ordini e delle Associazioni, sta emergendo un aspetto poco considerato: la consapevolezza degli assistiti. In misura sempre maggiore i clienti stanno assumendo una sempre maggiore consapevolezza (o presunta tale) dei loro diritti: oggi sono poche le remore e la conflittualità contro il proprio ex-legale è diventata una realtà dalla quale bisogna difendersi. Le misure per una tutela efficacie: fare bene il proprio lavoro, dare preventivamente adeguate informazioni ai clienti in merito a strategie e costi, avere dei gestionali e delle misure di compliance attive ed adeguate. Tutte queste sono attività che assorbono ma sono anche una assoluta panacea per la gestione.
Oggi su un campione di 100.000 assicurati circa il 35 percento sono avvocati, la prima categoria a denunciare sinistri sono proprio questi ultimi. Su cento sinistri 40 sono legati alle attività forensi, dal mancato rispetto dei termini di legge per la presentazione degli atti al mancato esito positivo dell’azione legale. Quest’ultimo non risarcibile ma aspetto sul quale riflettere anche solo per gli aspetti economici/gestionali che comporta. Aggiornarsi professionalmente: un atto di attenzione verso sé stessi!

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